Fabio Fognini è stato il leader indiscusso del tennis italiano per oltre un decennio. Presenza costante nell'élite del circuito ATP, con enormi picchi di gioco e vittorie contro le più grandi leggende di questo sport, ha creato un'eredità che ha aperto la strada alla attuale generazione d'oro italiana. Dopo il ritiro al recente Wimbledon, con una sconfitta in un appassionante incontro contro Carlos Alcaraz, il transalpino ora guarda le partite da spettatore: poche opinioni sono più rispettate della sua nel analizzare la rivalità che attualmente infiamma il tennis maschile.
Perché se prima Fabio era il leader, ora è Jannik Sinner l'indiscusso re non solo del tennis italiano, ma fino a meno di una settimana fa, anche del tennis mondiale. Il giocatore di Sanremo ha condiviso il campo con Jannik durante gli ultimi anni della sua carriera ed è stato testimone diretto di come si è sviluppata la sua feroce rivalità con Carlos Alcaraz, due profili molto diversi che lottano per un unico obiettivo: essere i migliori. In un'intervista al podcast Supernova, pubblicata su Ubitennis, Fognini analizza entrambi i profili e propone una comparazione interessante.
"A soli 24 anni, Jannik vede le cose con molta chiarezza. Sa che è stato 'colpito' e ora è il momento di uscire dalla zona di comfort, fare qualcosa di diverso la prossima volta per battere Carlos. Sono due giocatori diversi. Noi italiani conosciamo meglio Jannik, lo seguiamo e lo incitiamo. In Italia, se vinci sei un fenomeno; se perdi, come è successo in finale, iniziano a dubitare di te. Entrambi mi ricordano Federer e Nadal nella mia epoca. Sinner è 'quadrato'. Ho giocato con Andreas Seppi: lo chiamavo 'kraut', perché veniva dalle montagne. Era metà tedesco, metà italiano. Jannik è così, più quadrato."
Al contrario, Alcaraz sembra divertirsi giocando a tennis. Ho visto il suo documentario, dice che va a Ibiza per divertirsi dopo le partite, e è esattamente quello che trasmette a me: Alcaraz è qualcuno che si diverte e ha bisogno di quel divertimento al di fuori del campo. Anch'io ero così, mi identifico di più con quella personalità", conclude un Fognini che, proprio, ha avuto il murciano come grande avversario nel che è diventato, senza preavviso, il suo ultimo match da professionista. Come è stata presa quella decisione e perché ha scelto di annunciare il suo ritiro il giorno dopo la sconfitta?

UNA SCONFITTA CHE SI È TRASFORMATA IN UNA VITTORIA
"Ora che tutto è finito, credo di aver preso la decisione migliore. Se le cose fossero state diverse, avrei avuto un grande problema. Se avessi vinto quel match contro Alcaraz, avrei avuto un giorno di riposo e poi mi sarei trovato di fronte al numero 700 del mondo. Sarebbe stato una grande sfida mentale per me iniziare Wimbledon con una vittoria contro il numero 2, sulla Pista Centrale, e forse finirlo sulla Pista 14 contro il numero 700 del mondo. Sono uscito sconfitto da quel match, ma ho vinto. Non ho ancora visto quell'incontro, neanche i momenti salienti, ma in futuro mi piacerebbe farlo, perché ha impressionato i fan".
Fabio ha raccontato che questo 2025 è iniziato nel peggiore dei modi a causa di un infortunio alla caviglia: avrebbe avuto bisogno di molto tempo per recuperare e di molti tornei sulla terra battuta per ritornare tra i primi 100, la "linea" che in qualche modo segnava la sua illusione di continuare a competere. Le ultime sconfitte hanno portato Fabio a considerare che non ci fosse momento migliore per appendere la racchetta che un duello contro il suo caro amico Carlos nella Centrale di Wimbledon, una sincera confessione di un uomo che, chissà, potrà ora regalarci nei media quella stessa divertente e gioiosa energia che trasmetteva con il suo tennis in campo.
Questa notizia è una traduzione automatica. Puoi leggere la notizia originale La curiosa comparación de Fognini al hablar de Alcaraz y Sinner: "Jannik es más cuadrado"

