Il US Open riaccende la polemica sugli orari: come trovare l'equilibrio perfetto?
Il torneo statunitense torna a essere protagonista per le sue conclusioni tardive, con sfide che si prolungano oltre la mezzanotte. Ha questa tendenza un rimedio?
Quanto è difficile organizzare un buon ordine di gioco in un Grand Slam. L'enorme quantità di incontri nei primi giorni e la ricerca inesausta di profitto da parte dei tornei trasforma ogni grande evento nel teatro centrale di un dibattito che riemerge con frequenza. Quale sarebbe la programmazione perfetta affinché i giocatori non finiscano a ore impossibili? Quale Major adotta la formula migliore? Una vecchia domanda con una moltitudine di risposte in cui il US Open non parte certo avvantaggiato.
Il torneo newyorkese non è mai stato allergico ai fini tardivi. Al contrario: New York abbraccia lo spettacolo, che le partite si svolgano fino a notte fonda, che le tribune rimangano riempite solo da quei fan capaci di sacrificare tutto pur di vedere tennis. Non si tiene conto, forse, dei migliaia di lavoratori che rendono possibile il funzionamento di un evento di tali dimensioni: anche loro ne risentono a causa di orari arcaici, costretti a coricarsi oltre le tre del mattino prima di un'altra giornata interminabile di lavoro.
Perché il tennis sembra essere l'unico sport che "punisce" le sue stelle con orari che si spingono fino alla madrugada, dimenticandosi del benessere del tennista obbligandoli a sostenere uno sforzo fisico selvaggio in orari in cui i ritmi ti urlano, quasi, che è ora di dormire. È stato un US Open atipico, ed è vero che stiamo assistendo a più partite lunghe e combattute del normale... ma un paio di eccezioni non possono nascondere i freddi dati: delle sei giornate che abbiamo finora nel torneo, solo una è terminata prima della mezzanotte, mentre tre (la metà) di esse si sono protratte oltre le due del mattino.
2:01 am finish on opening night at the #USOpen
12:26 am finish on Night 2
1:55 am finish on Night 3
11:15 pm finish on Night 4
2:15 am finish on Night 5
2:07 am finish on Night 6
THREE nights past 2 a.m., not the kind of record you want to be setting
Is there not a much better… pic.twitter.com/axCL75Q7w1— Christopher Clarey 🇺🇸 🇫🇷 🇪🇸 (@christophclarey) September 5, 2026
Qual è l'orario perfetto? Qual è il problema dei Grand Slam?
In uno sport che si è modernizzato così tanto nelle ultime stagioni e in cui i giocatori investono meticolosamente in tecnologia, nutrizione e attrezzature di alta gamma per coprire tutti i loro pilastri, non sembra che molti dei tornei seguano questa evoluzione, ponendo ostacoli per massimizzare ogni centesimo possibile.
Perciò, la tendenza che vediamo all'US Open non è estranea ad altri Slam dall'introduzione delle sessioni notturne. Anche in Australia siamo abituati a queste situazioni, con giornate di due partite che iniziano alle 19:00: campi sempre più lenti, cemento abrasivo, temperature molto alte e giornate in cui si oltrepassa la mezzanotte. Il risultato, nel clima attuale del circuito, è ineluttabile.
Come porre fine a questo? Qual è la soluzione? Gli altri Grand Slam lo fanno meglio? Con Wimbledon abbiamo un caso opposto, ma allo stesso tempo unico e sorprendente: il coprifuoco imposto dalla legge municipale (si può giocare solo fino alle 23:00 locali) impedisce questo tipo di situazioni, il che potrebbe rappresentare un ottimo innesco per vivere una giornata piena al Centrale, senza sessioni notturne e solo puro tennis... ma che il torneo trasforma in una trappola mortale, iniziando le giornate a mezzogiorno (invece delle 11:00 del mattino, come nel resto degli Slam) e provocando in molti casi che, se uno dei partite in programma va al quinto set, l'ultima possa essere rinviata al giorno dopo.
Forse Roland Garros è quello che si avvicina di più a un equilibrio adeguato: l'introduzione della sessione notturna è avvenuta gradualmente, inserendo appena una partita in quel lasso di tempo, evitando così che gli incontri si accumulino oltre la mezzanotte. Questo ha portato a un altro tipo di dibattiti (non piove mai a gusto di nessuno, certo), chiedendo, ad esempio, che più partite femminili occupino questo orario di punta: dibattiti alternativi che, però, si allontanano dalla questione principale.
Trovare l'equilibrio risulta estremamente complicato. Tre partite nella sessione diurna o solo due? Due nella sessione notturna o solo una? L'ideale, a parere di chi scrive, sarebbe una proposta non così dirompente, più che altro continuista: anticipare la sessione notturna in orario (il problema, certo, è che le 18:00 sembrano tutto tranne che notturne... ma solo così puoi controbilanciare il rischio di partite lunghe e, al contempo, mantenere una sessione differente che apporta una nuova fonte di guadagno ai tornei) per guadagnare un'ora sul tempo, e programmare solo due partite nella sessione diurna, iniziando alle 11:00, per assicurarti che in entrambe vedrai molte ore di tennis.
First match at 11,3 or 4 matches followed by,no night sessions,last match can’t start after 9pm,easy 😁
— Carlos Moya (@Charlymoya) September 5, 2026
Non esiste una roadmap ideale né un'idea che possa soddisfare tutti, come ben argomentava Ivan Ljubicic in un dibattito che ha persino portato alla proposta di Carlos Moyá, che chiede l'eliminazione delle sessioni notturne e una giornata che si svolga ininterrottamente, senza pause tra gli incontri e approfittando della luce del giorno. Con quale proposta si limita il pubblico? Stiamo affrontando un problema che ha facile soluzione? I tornei lo affronteranno mai? Vi passiamo la palla nei commenti.
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