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L'ennesima tortura di Sinner

L'italiano batte De Minaur per l'undicesima volta in una partita in cui si è visto toccato fisicamente. Terza finale consecutiva per l'italiano nell'ATP 500 di Pechino.

Jannik Sinner advances to the final of the ATP Beijing 2025. Source: Getty

Con sofferenza, con disagi, lasciando un set per strada, ma sempre con la grandezza che gli si presume. Jannik Sinner è riuscito a superare nuovamente una partita complicata in questo ATP 500 di Pechino 2025, battendo per l'undicesima volta un Alex De Minaur (6-3, 4-6, 6-2) che ancora non riesce a trovare il modo di disattivare il cyborg italiano. A tratti oggi abbiamo pensato che potesse colpire, che le condizioni per una sorpresa ci fossero, finché è arrivato il terzo set e lì si è rivelata la verità della questione. Biglietto per una nuova finale, la settima della stagione, la terza consecutiva in questo torneo.

Non importa cosa dica l'H2H di una rivalità, per quanto sia sbilanciato da un lato, mi piace pensare che arriverà il giorno –anche se è solo uno– in cui il ruolo dei protagonisti cambierà. Il pensiero positivo quando hai perso dieci volte contro lo stesso avversario è che, ad ogni sconfitta, si impara una nuova lezione, una percezione diversa su come affrontare la situazione la prossima volta. Il pensiero negativo –forse anche il più realistico– è che se hai perso dieci volte contro lo stesso giocatore è perché c'è qualcosa che non va. Jannik Sinner ha qualcosa –sembra pensare l'australiano– che fa sì che Alex De Minaur non sia ancora riuscito a batterlo in una partita ufficiale dopo più di un lustro di scontri.

Innanzitutto, anche prima di qualsiasi piano tattico, era vitale per De Minaur scegliere la mentalità giusta per questa semifinale. Avrebbe prevalso il coraggio della sfida di superare finalmente il limite o la disperazione di cadere ancora nella stessa trappola? Il 10-0 sul tabellone era difficile da accettare, ma ancora più crudele era il parziale di 23-1 nei set disputati. Questo è ciò che si definisce avere un incubo, qualcuno con uno stile di gioco che smantella completamente le tue abilità, indipendentemente dalle condizioni o dalla superficie. Eppure, quello di Sidney è un combattente, qualcuno che non si tira indietro, che è sempre pronto a provarci, ma con l'italiano si sa che non è sufficiente.

Nel caso questo fosse il giorno in cui tutto sarebbe cambiato, Jannik aveva bisogno di essere particolarmente ispirato con il servizio, un aspetto ancora più evidente nei suoi confronti con Alcaraz. Questa mattina, con un altro magnifico restitutore davanti a lui, i suoi numeri dal servizio erano cruciali affinché nessun pezzo si spostasse dalla scacchiera. E così è stato, con percentuali superiori all'80%, anche lottando duramente quando si presentava una palla break contro di lui. La priorità era vincere il primo set (6-3) e cominciare in vantaggio, nel caso arrivassero poi i problemi.

ARRIVANO I PROBLEMI

Sinner ha la capacità di vincere i suoi match rapidamente, quasi senza che ce ne accorgiamo, tanto che a volte dimentichiamo che non è una macchina, come ha detto una volta lui stesso. La sua condizione umana lo rende vulnerabile, fragile e imperfetto, il che significa che può anche sbagliare. All'improvviso, all'inizio del secondo set, qualcosa succede alla sua gamba sinistra, sembrava essere un problema ai glutei. Un disagio che lo faceva toccare la zona interessata mentre, senza perdere il suo istinto competitivo, salvava numerose palle break grazie al suo servizio. "Deve essere ora o mai più", pensava l'oceano, che trovava un'opportunità su cui aggrapparsi per non perdere la speranza.

Lo sport è pieno di circostanze e una di esse, anche se non desiderata –o forse sì, dipende da chi guarda– è che il tuo avversario sia infortunato. Oggi toccava a Sinner cavalcare quell'onda, solo che contro un avversario che ti spinge e ti sfrutta al massimo, concentrandosi su scambi lunghi in cerca dell'errore. Fino a 20 errori non forzati ha commesso il giovane di San Candido nel secondo set, chiaramente influenzato dal nuovo scenario, anche se non è stato affatto un disastro. Arrivati sul 4-4, qualsiasi cosa poteva accadere, infatti, quasi che sia normale che i campioni diventino inattaccabili nel momento critico, ma qui il vento sarebbe soffiato in un'altra direzione.

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La enésima tortura de Sinner

 

UN FINALISTA MERITATO

Non chiedetemi come ce l'ha fatta, perché veramente Sinner non è uno che finga o perda tempo dentro un campo da tennis. Il terzo round inizia con l'italiano che fa break, per poi confermarlo in un gioco dove riesce a salvare nuovamente molte palle break, per poi riconfermarlo con un secondo break che ci permette, in anticipo, di sapere come sarebbe finita tutto ciò. Il detto direbbe che De Minaur si sarebbe lasciato sfuggire la vittoria, che gli avrebbe dato una chance, ma non è così. Oltre alle palle break non sfruttate, Alex è sempre rimasto lì ad aspettare la sua occasione, cosa che nel terzo set non è mai arrivata. Sassata eccessiva chiudere il match con un 6-2, sicuramente sì, ma è così che gioca il numero due del mondo. E i dolori? Nessuna idea, potrebbero essere solo crampi. Tra poco Daniil Medvedev e Lerner Tien si sfideranno per vedere chi sarà al suo fianco nell'ultimo ballo della settimana.

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